La barca è Plein

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Se ci si mettono anche i tedeschi significa che siamo ormai alla metastasi.

Prima le sedi “buca lettere”, ora la struttura fisica in bella evidenza che, per il ministro di riferimento, dovrebbe portare liquidità e valore aggiunto al Cantone, mentre per chi ci lavora stress, orari elastici (eufemismo) e salari da pensionati al beneficio della complementare o giù di lì.

Il caso Philipp Plein è l’ultimo sassolino uscito dalle scarpe dei suoi salariati a testimoniare che le nostre contrade sono ormai terra di conquista per i numerosi “galli cedroni”della fashion globalizzata.

Quando al nostro è saltata la mosca al naso perché disturbato da funzionari pubblici mentre addentava in ufficio una pizza con altri collaboratori a orari da guardia notturna, la reazione è stata a dir poco presuntuosa: Noi non lavoriamo di notte ma la legislazione sul lavoro andrebbe rivista. Tradotto, suonerebbe così: Fino a che non mi pescano, faccio quello che mi conviene confidando sulla benevolenza dei quartieri alti.

Capito il giovanotto! Arriva, fa e disfa e vorrebbe pure direttive cantonali ad hoc.

Poi la dichiarazione d’intenti riappacificante: Non me ne vado, anzi mi allargo perché è da qui che voglio operare. Nettare per i palati di chi a Bellinzona decreta in territorio finanziario e mazzo di rose (rosse?) al comandante della locomotiva sul Ceresio.

Eh no, signor Plein; I ticinesi saranno anche bravi soldati ma non sono tutti coglioni. Da tempo sanno che delle supposte ricadute fiscali per utili come i suoi non vedranno neanche un centesimo, quindi favorisca togliere cortesemente il disturbo.

Molti dei suoi (ex ?) collaboratori la ringrazieranno: Niente più stress e orari medievali, nessuno straordinario non pagato, più tempo per la famiglia, lo sport e la fidanzata.

Scusi se è poco.

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